
I cartelli “cercasi bagnino” sono ovunque nelle località di mare.
Tra crisi delle vocazioni e brevetti scaduti, l’emergenza è sempre più incalzante
Genova – Il sole c’è, la focaccia pure, e le acque – parola di Arpal – sono tra le più
pulite d’Italia.
Ma se oggi provate a fare una passeggiata su un qualsiasi lungomare,
da Ventimiglia a Sarzana, noterete un nuovo elemento nell’arredo urbano
balneare: il cartello "cercasi bagnino" è pressoché ovunque.
Affisso con lo scotch sulle cabine in legno o appoggiato ai vasi di gerani,
rischia di diventare il vero tormentone della stagione 2026.
Il primo maggio è passato, gli ombrelloni si aprono a macchia d’olio, ma i trespoli
dei bagnini rischiano di restare desolatamente vuoti.
Non è una novità, direte voi: la carenza di "angeli del mare" è un classico di ogni
inizio estate, come le polemiche sulle autostrade e i parcheggi che mancano.
Quest’anno, però, il problema ha smesso di essere un fastidio ed è diventato un’emergenza
da codice rosso.
La burocrazia affonda i brevetti
Perché mancano i bagnini?
Non è solo questione di giovani che "non hanno voglia di lavorare",
come ama ripetere qualche balneare nostalgico.
Il nodo, stavolta, è un groviglio burocratico che nemmeno un marinaio esperto
saprebbe sciogliere. Il 2026 ha segnato lo stop definitivo alle vecchie deroghe.
La nuova normativa è diventata molto più complessa.

caos dei rinnovi
Molti bagnini "storici", quelli con la pelle color cuoio e l'occhio lungo
sull'onda, si sono ritrovati con i brevetti scaduti.
Rinnovarli non è più una passeggiata.
Tra l'introduzione obbligatoria dei corsi “BLSD (quelli per il defibrillatore,
fondamentali ma impegnativi) e la famigerata prova di nuoto,
molti hanno gettato la spugna.
Niente "baby-bagnini"
La recente riforma poi ha alzato l'asticella.
Se prima a 16 anni potevi già darti da fare sotto supervisione,
oggi per salire in torretta e “pattugliare” il mare devi averne 18.
Una mazzata per gli stabilimenti che puntavano sui ragazzi
delle superiori in cerca di un lavoretto estivo.
I numeri di un mare senza guardiani
In Liguria abbiamo circa 1.200 stabilimenti balneari
(una delle densità più alte d'Italia).
Per coprire ogni postazione, garantire i turni e le pause
previste dai contratti, servirebbero almeno 4000/5.000 bagnini
a pieno regime.
Oggi, si stima che ne manchi all'appello quasi un terzo.
Solo nel savonese, il fabbisogno oscilla tra le 2.000 e le 2.500
unità complessive.
Numeri che fanno tremare i gestori: senza l'uomo in maglietta
rossa, per legge, non si apre.
O meglio, si apre a metà, con aree interdette o servizi ridotti.
Una carenza cronica, ma oggi più evidente
Che i bagnini scarseggino non è una novità. Il problema, però,
quest’anno sembra essersi inacidito.
Il problema ovviamente non riguarda solo la Liguria ma l’Italia intera.
La stima indica in un 30-40% la carenza da colmare.
Da noi il tema pesa non poco sull’economia locale visto che quello
balneare è un business che d’estate tiene quasi in piedi
mezza regione. Si parla di oltre mille bagnini che mancherebbero
all’appello. Tanti.
Il nodo dei brevetti (e dei rinnovi mancati)
Uno dei problemi più concreti – e meno raccontati – riguarda
i brevetti.
Molti bagnini anche esperti (per non dire “datati”), quelli che
da anni fanno le stagioni o comunque con il loro titolo
possono salire sul trespolo in caso di necessità o emergenza,
oggi rischiano di restare fuori gioco.
Non perché non sappiano fare il loro mestiere, ma perché il
patentino è scaduto e non è stato rinnovato.
Negli ultimi anni, tra pandemia e nuove normative, il sistema
si è prima inceppato, poi è ripartito ma senza riuscire del tutto
a smaltire l’arretrato.
I corsi sono stati sospesi o rallentati, e nel frattempo come detto
è cambiato anche il quadro delle regole: il decreto ministeriale
più recente ha alzato l’asticella dei requisiti, rendendo più
complicato sia ottenere sia rinnovare il brevetto.
Corsi difficili, ricambio bloccato
A gestire la formazione sono pochi soggetti autorizzati, come
la Federazione italiana nuoto e la Società nazionale di salvamento.
Negli ultimi anni, però, tra stop forzati e riorganizzazioni, il flusso
dei corsi non è stato sufficiente a garantire il ricambio generazionale.
E così si crea un corto circuito: meno corsi, meno brevetti, meno bagnini.
E ogni estate il problema si ripresenta, un po’ più grande dell’anno prima.
Già nel 2025, ad esempio, si segnalava come il blocco dei corsi durante
il Covid avesse interrotto il ricambio, lasciando “buchi” difficili da colmare.
Un lavoro che attira meno
Poi c’è un altro aspetto, più terra terra.
Fare il bagnino oggi piace meno.
Stagionale, responsabilità alta, stipendio ormai spesso considerato
non adeguato rispetto al monte orario e alla richiesta (quasi di tutti) di
7 giorni su 7. Non è esattamente il lavoro dei sogni per molti giovani.
E infatti diversi operatori del settore segnalano un calo di interesse,
anche a fronte di condizioni percepite come poco competitive.
Così capita che i consorzi dei balneari organizzino recruiting day già in
inverno, o che cerchino personale con mesi di anticipo. Ma non sempre basta.
Il rischio (concreto) per la stagione
Il punto, alla fine, è semplice: senza bagnini non si apre.
O meglio, si apre con difficoltà.
Per questo la ricerca è spasmodica.
Il servizio di salvataggio è obbligatorio.
Senza, gli stabilimenti non possono garantire la sicurezza dei bagnanti.
E il rischio è quello di spiagge con accessi limitati, o di tratti scoperti, soprattutto
nelle spiagge libere dove la carenza è spesso ancora più evidente.
Un paradosso tutto ligure
La Liguria vive di mare. Turismo, economia, identità. Il bagnino dovrebbe essere l
a figura più presente e “formata” in tutte le località.
E invece non è così, si fatica a formare – e trattenere – una figura centrale
come il bagnino.
È un paradosso che si vede bene proprio in questi giorni: mentre i turisti
iniziano ad arrivare e le spiagge si riempiono, dietro le quinte continua
la caccia al personale.
E quei cartelli, “cercasi bagnino”, più che un annuncio sembrano ormai
diventati un simbolo. Un piccolo segnale, quotidiano, di un sistema che
ogni estate alla fine parte ma ha sempre un po’ il fiato corto.
Dario Freccero






















